Palmares 2017 online!
14th Edition - Forlì / Italy
6/15 October 2017
  

Atrium

DAILY-2017

Zusammen Eins è girato nel parco Ernst-Thälmann-Park, nel quartiere di Prenzlauer Berg di Berlino. Durante la Seconda guerra mondiale, il quartiere – caso raro – non subì molti danni: solo il 10% degli edifici fu distrutto, mentre il 72% rimase intatto. I danni furono rapidamente sanati, spesso con la realizzazione di piccole aree verdi al posto degli edifici distrutti. Dopo il conflitto fu assegnato al settore di occupazione sovietico, quindi a Berlino Est, e nel 1961 la costruzione del muro separò Prenzlauer Berg dal quartiere confinante. Nei decenni successivi, la realizzazione di nuovi e grandi quartieri residenziali fu ispirata dapprima allo stile sovietico, lo Zuckerbäckerstil degli anni Cinquanta; in seguito, nel ventennio Sesanta-Settanta s'impose una nuova concezione nella progettazione della città socialista, con quartieri come città-giardino, intervallati da edifici residenziali dal design industriale, destinati a ospitare anche bar, centri d'aggregazione e servizi. L'architettura si orientò sempre più verso idee abitative classiche del Modernismo. L'area residenziale, che vediamo affacciarsi sul Ernst-Thälmann-Park, era occupata da vecchie officine del gas costruite nel 1871. Il complesso industriale, di alto valore storico e artistico, fu chiuso nel 1982 e abbattuto. Ancora visibile la palazzina che ospita il Theater Unterm Dach, originariamente sede degli uffici amministrativi dell'officina. Il complesso residenziale è costituito da 1.332 appartamenti, distribuiti in quattro edifici a torre, di quattordici, diciassette, venti piani, e tre edifici in linea, da sei e otto piani, tutti costruiti col sistema prefabbricato a grandi pannelli. La tecnica del Plattenbau fu adottata su larga scala dalla Repubblica Democratica Tedesca a partire dagli anni Sessanta. Progettato da uno dei maggiori architetti della Repubblica Democratica Tedesca, Erhardt Gißke (1924-1993), particolarmente attivo a Berlino Est, il complesso del Ernst-Thälmann-Park fu inaugurato nel 1986, e l'anno seguente diventò un "progetto vetrina" del programma edilizio della Repubblica Democratica Tedesca, in occasione del 750º anniversario della fondazione della città.


Urbanimatio, dichiarato omaggio a Guy Roland, conduce lo spettatore alla scoperta di una metropoli immaginaria, creata dalla commistione di dieci città scelte in tutto il mondo, tra le quali Barcellona, Roma, Parigi, Tallin. Un ritratto poetico dove convivono realismo e utopia architettonica, e pietra, cemento, legno, metallo raccontano la storia e il futuro della sfera urbana mondiale: stili diversi in epoche diverse, contaminazioni, invecchiamento, degrado, costante rigenerazione, evoluzione, talvolta involuzione architettonica. Né manca la contrapposizione tra arte urbana contemporanea: il murale sulla fabbrica moderna o ufficio di un multinazionale, paragonato al mosaico del dopoguerra, dove campeggiano le figure stilizzate di una contadina, un operaio e una ginnasta. Murale ch'è costituito da grandi blocchi in cemento sulla facciata di una palazzina residenziale: evoluzione industriale del mosaico sovietico, ancora in auge in Unione Sovietica nel ventennio Settanta-Ottanta del Novecento.


 

The reflection of Power-La metafora tra potere e architettura di Pyongyang, capitale della Corea del nord, è al centro di The Reflection of Power. Nel corso dei secoli la città ha subito numerosi danni, a causa di invasioni e conflitti da parte di giapponesi nel 1592, cinesi nel 1894, russi nel 1904 e durante il Secondo conflitto mondiale. Nel 1945, terminata l'occupazione giapponese, la città fu occupata dalle forze sovietiche. Prima di essere danneggiata nuovamente nella guerra contro i Coreani del Sud (1950-53), e quasi rasa al suolo dal pesante bombardamento aereo dell'ONU nel '52. Pyongyang fu ricostruita a partire dall'anno successivo, soprattutto grazie agli aiuti sovietici. Tra gli anni Sessanta e Settanta, architetti locali e designer formatisi in Unione Sovietica la riprogettarono ispirandosi al Brutalismo sovietico. Ampi viali, edifici pubblici, monoblocco dagli interni sfarzosi con soffitti decorati, corredati internamente ed esternamente di mosaici, murales, scenografie urbane di propaganda, grandi grattacieli. Non mancano edifici statali in stile tradizionale coreano, costruiti nel XX secolo. Vediamo lo stadio Rungrado May Day, inaugurato nel 1989, ospitare un colossale spettacolo di massa organizzato dallo Stato. Cominciato nel 1987 e completato nel 2011, l'Hotel Ryugyong sovrasta la città coi suoi 105 piani: una struttura piramidale in cemento armato e vetro specchiato in stile pseudo-modernista. La stazioni della metropolitana coreana (corridoi riccamente decorati, dipinti, fregi, colonne e statue, enormi lampadari, mosaici), inaugurata nel 1973, è fortemente debitrice della metropolitana moscovita, del '35. Progettata ufficialmente da Kim Jong-il e realizzata dal Mansudae Art Studio nel 1982, la torre Juche, simbolo della città, fa spesso capolino nelle inquadrature e sigla il corto. Obelisco con in cima una fiamma che simboleggia l'ideologia Juche. La statua sotto la torre rappresenta tre persone: una con un martello, un'altra con una falce e un'altra ancora con un pennello da calligrafia, le categorie degli operai, dei contadini, degli intellettuali. I tre strumenti formano l’emblema del Partito del Lavoro di Corea, e ricorda la statua sovietica L'operaio e la kolchoziana. Stretti da mani, i simboli tornano nel gigantesco Monumento al Partito dei lavoratori della Corea del Nord, disegnato da Mansudae Art Studio e completato nel '95. Il Mansudae è un grandioso monumento alla rivolta antigiapponese e della svolta socialista, di fronte alla sede del parlamento, ed è composto da varie sculture, sovrastate dalle statue in bronzo di Kim Il Sung e Kim Jong Il. Dietro alle statue è dipinto il Monte Paektu, il monte della Rivoluzione. Il Museo Storico Centrale Coreano è sovrastato dal cartellone che rinvia alla guerra di liberazione dai giapponesi. Il Museo della fondazione del Partito del Lavoro di Corea si trova in una casa in stile coloniale giapponese, luogo dove venne fondato nel 1945. Vediamo Piazza della Rivoluzione e Piazza Kim Il Sung, la sala d’ingresso della Casa del Popolo, dove si trova la biblioteca principale di Pyongyang, terminata nel 1983. Infine l'Arco della Riunificazione (2001), che rappresenta due statue di donna che reggono un'effige, simbolicamente le due Coree unite.

 

Kino Otok analizza lo “spazio cinema” in termini architettonici, urbani, sociali e il ruolo dell’esercizio cinematografico nella storia, nella cultura e nell’economia delle isole croate. In particolare, nelle cittadine di Blato, Čara, KORČULA, Lumbarda, Pupnat, RAČIŠĆE, Smokvica, Vela Luka, Žrnovo, nell'isola di Korčula. L'architettura in Croazia è stata influenzata da differenti stili stranieri, a partire dalle testimonianze di epoca romana e di architetture bizantino-romaniche, passando per il rinascimentale italiano e il gotico-veneziano (dall'anno 1000 sino al 1797, la storia di Venezia si è intrecciata con quella dell'isola di Korčula). Nel barocco sotto l'Impero asburgico, e non mancano esempi di architettura italiana degli anni Trenta, come comprovano le ville nella baia Luka Korculanska. La prima occupazione italiana dell'isola si ebbe dal 1918 al 1921. Nel '41-'42 fu nuovamente occupata e annessa al Regno d'Italia, prima di essere occupata dai Tedeschi nel '43 e liberata dai Partigiani di Tito l'anno seguente. Lo stile predominante sulle isole si deve allo scultore e architetto Juraj Dalmatinac (Zara, 1410), che lavorò anche a Venezia e fu uno degli esponenti principali del Rinascimento Adriatico stile caratterizzato dalla commistione di forme gotiche e rinascimentali con elementi veneziano-bizantini. Sviluppò, inoltre, una tecnica per collegare tra loro le lastre di pietra calcarea istriana, come mostrano alcuni edifici cittadini. Case e fattorie di pietra e muri a secco, disseminate nelle isole, sono esempi notevoli di architettura rurale. La maggior parte di quest'architettura a pianta quadrangolare, saltuariamente anche a pianta circolare, venne realizzata nella seconda metà del XIX secolo e agli inizi del XX. Gli edifici che hanno ospitato le sale cinematografiche sono state costruite tra la prima e la seconda metà del Novecento. Il primo cinema dell'isola fu aperto a Vela Luka nel 1909, benché altre fonti sostengano nel 1911, era il quinto in tutta la Dalmazia, dopo Split, Rijeka, Zadar e Dubrovnik. Tra gli anni Venti e Trenta erano presenti cinema di proprietà di privati o di chiese, negli anni Cinquanta si proiettò nelle case cooperative e case della cultura. Queste ultime, costruite dal governo jugoslavo in piccoli centri, portavano il cinema, il teatro, lo spettacolo e le feste da ballo dovunque. Il primo cinema a Blato fu fondato nel 1921 al piano terra di una casa privata, in uno spazio ad anfiteatro. Il secondo fu inaugurato nel 1946, nella palestra cittadina. Nel 1948 ci fu il terzo, e nel '54 le attività cinematografiche si trasferirono nella Casa Cooperativa, mentre nel '56 nella Casa della Cultura di nuova costruzione. A Čara il cinema arrivò nel 1953, presso la Camera cooperativa (poi Casa Cooperativa). Nel 1930 , a Pupnatu, il primo cinema, si è insediato nell'edificio parrocchiale. Negli anni Sessanta e Settanta, le proiezioni si sono tenute nella Casa della Cultura. Nel 1946, a Žrnovo, i film si proiettavano in una sala al primo piano di una casa privata; nel '62, il secondo cinema fu aperto nella Casa della Cultura. Nel 1926, nacque il primo cinema di Korčula in una tenda improvvisata. Nel 1928 fu trasferito nel vicino ex-magazzino in pietra, ricostruito dopo la Prima guerra mondiale. Nel 1953, si aprì il terzo cinema nella Casa della Cultura. Il primo cinema estivo fu aperto nel 1950, e il secondo sei anni dopo. A Lumbarda, gli spettacoli cominciarono regolarmente nel '55 dopo la costruzione della Casa Cooperativa, che divenne poi Casa di Cultura. A RAČIŠĆE, il cinema fu aperto nel 1963 nella Casa della Cultura. A Smokvica, alla fine del 1956, il cinema era ospitato alla Casa Cooperativa (più tardi nella Casa della Cultura).
 

Sea Factory restituisce la particolare atmosfera post-soviet della città-fortezza di Kronštadt sull'isola di Kotlin, nel Golfo di Finlandia, di fronte a San Pietroburgo. Il regista Pim Zwier analizza il rapporto fra storia, politica, società e nuova destinazione turistica della città, riuscendo a restituire molto bene la separazione fra passato e presente, in un'atmosfera atemporale. Merito degli esperimenti “tricromatici” (1905-1915) del fotografo russo Sergey Prokudin-Gorsky, che utilizzò la procedura fotografica della scomposizione cromatica di rosso, giallo e blu per catturare l'impero russo a colori. Nel 1703, lo Zar Pietro il Grande decise di far costruire una fortezza per proteggere le vie di accesso a San Pietroburgo dalla Marina svedese. Affidatane la costruzione a Domenico Trezzini, nacque la fortezza di Kronštadt (1704) e successivamente l'omonima cittadina, che per lungo tempo fu la principale base militare della Flotta del Baltico. Patrimonio dell'UNESCO, la città è un manuale dell'architettura russa, edifici in stile Barocco petrino ed elisabettiano, Neoclassico, Neo-bizantino, Moderno (Art Nouveau). E ancora c'è il Classicismo socialista, il Post costruttivismo, l'edilizia post-bellica a "cornici e pannelli", il Modernismo sovietico, il Post-moderno con diverse serie di prefabbricati a monoblocco a più piani, e il Brutalismo. La Cattedrale navale, tornata luogo di culto nel 2013 dopo un lungo restauro, è la prima attrazione turistica di Kronstadt. Progettata dall'architetto Vasily Kosyakov nel 1901, univa uno stile neo-bizantino con materiali innovativi come l'impiego di archi in cemento armato. Dopo essersi recato a Istanbul e in Grecia per studiare architettura bizantina, iniziò i lavori nel 1902 e li terminò nel 1907, anche se fu inaugurata solo nel 1913. Dal 1927 perse la sua funzione di culto e fu chiusa due anni dopo. Nel '32 fu convertita in una sala cinematografica chiamata prima New Star e poi Maxim Gorky. Nel '39 diventò il Circolo ufficiali della guarnigione, prima di chiudere durante il secondo conflitto mondiale. Durante la ricostruzione postbellica del 1953-54, fu convertita in sala da concerti e nel 1980 nel Museo della Marina.


 


 


 


 


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