Palmares 2017 online!
14th Edition - Forlì / Italy
6/15 October 2017
  

Recensioni

Festival

Mathias - I temi riguardanti il mondo LGBT stanno diventando sempre più un genere a se stante all’interno della cinematografia tout court. L’evoluzione in questione comporta, così, le molteplici pieghe che assumono le sceneggiature e Mathias di Clara Stern ne è un esempio. Il discorso della transessualità vuole andare oltre i semplici cliché melodrammatici che da anni ci propinano, mettendo in luce crisi e debolezze quotidiane di chi ha voluto cambiare i propri caratteri identitari (da Magda a Mathias) senza lesinare soluzioni narrative esplicite, come l’uso del fallo in gomma che il protagonista usa per sentirsi, a tutti gli effetti, uomo. (Francesco Foschini).

Crumble-Una giovane madre single e la figlia, diciottenne, affrontano i nodi del loro rapporto in una difficile giornata londinese. Tensioni ed  incomprensioni si susseguono, tra la madre che manifesta il suo affetto cucinando una cena gloriosa e la figlia che cerca un modo per affrontare il suo futuro con dignità, anche a costo di scelte difficili. Un racconto serrato, in cui nulla è superfluo e lasciato al caso. Uno spaccato che, dall’intimità di un rapporto famigliare, esula nelle difficoltà della società inglese contemporanea.

Penalty - di Aldo Iuliano, si pone come metafora della libertà fisica, agognata, madida di sudore. E un gruppo di giovani africani deve guadagnarsela attraverso una partita di calcio con un pallone particolarmente truculento. Il prezzo di tale sopruso diventa ancora  più estremizzato grazie all’impeccabile fotografia curata da Daniele Ciprì. (Francescio Foschini).

Penelope- Il gioco dei paradossi è la chiave di svolta che Heta Jäälinoja attua nel suo stilizzatissimo Penelope, pingue, bionda e sfaticata ragazza con una casa che fa ribrezzo. Lei, ovviamente a letto, si alza di scatto perché qualcuno suona alla porta e parte in corsa per sistemare il suo piccolo tugurio: aspirapolvere, pulizia raffazzonata della tavola, sciacquarsi il viso, farsi lo shampoo. E, tutta pulita col rossetto sulle labbra, Penelope apre la porta… Inevitabile e  simpatico il coup de théâtre finale. (Francesco Foschini).

Le scénariste, del belga François Paquay, riesce nell’intento di mettere alla berlina il complesso mondo del cinema. Jonas, giovane regista con una sceneggiatura troppo azzardata, si affida all’esperienza del “mostro sacro” Jean Loubric, un omone dalle vaghe sembianze orsine di Gérard Depardieu: pigro, donnaiolo e alcolista. Ma ritenuto geniale per le storie che riesce a creare. Pure Hélène, la diafana moglie di Jonas, cederà al suo fascino. Fino a quando non si scopre la vera identità dello strano personaggio, dopo aver consigliato le giuste modifiche per il film di Jonas, “Uno, due, trota”, convincendo definitivamente i produttori a stanziare il finanziamento. Paquay, con molta ironia, ha tratteggiato uno spaccato sempreverde di come, dalle più improbabili soluzioni narrative, possano scaturire prodotti filmici convincenti con quel velo di sarcasmo che non dispiace mai. (Francesco Foschini)

La Gamba -Di coppie bizzarre se ne sono viste tante sullo schermo (da Stanlio e Ollio ad Alberto Sordi e Valeria Marini) e a rimpolpare l’immaginario ci ha pensato Salvatore Allocca che, per il suo corto La gamba, ha fatto duettare Ernesto Mahiuex e Nina Senicar. Lui, pensionato, piccolino, speranzoso, buffo. Lei, prostituta, bella, procace, furbissima. Per puro caso si mettono alla ricerca della persona che ha smarrito una gamba artificiale ritrovata al parco. In un’odissea dove la città di Roma diventa scenario totalmente anonimo (se non per il Tevere), Allocca traduce un altro gioco dei contrari (il pensionato ingenuo e la prostituta disillusa) in una favola che ci fa affezionare in toto ai due protagonisti, soprattutto perché hanno in comune più di quanto loro credano. Il tutto intramezzato da un’indifferenza quotidiana estremamente caricaturale, a partire dalle forze dell’ordine cui l’uomo si rivolge per rintracciare il proprietario dell’arto: «Il proprietario non si trova? Lanci l’oggetto nel Tevere!», gli risponde uno svogliatissimo carabiniere. (Francesco Foschini).

CORTOINLOCO-

Lontano Ovest - l’accattivante colonna sonora ha deteso il clima e cullato lo spettatore verso il sogno e l’immaginazione, in cerca di quel mondo dove l’uomo può svestirsi di qualsiasi responsabilità in cui l’occidente lo incarcera. (Rosa Santangelo).

Volevamo fare u’ cinema. Il clima scanzonato dei due amici del Sud Europa riecheggia la complicità di Lello Arena e del compianto Massimo Troisi. La sregolatezza dei due protagonisti è stemperata dall’imponente Ponte Gobbo del Comune di Bobbio, che incarna la metafora tra il sogno di fare cinema e la realtà di un mondo iperesposto alle immagini ed ai suoni in cui evaporano sempre di più i contenuti. (Rosa Santangelo). 

La centralinista del Vajont-Un braccialetto con i ferri di cavallo, una cuffia con microfono di bachelite avorio, una ragazza e una vecchia signora che si incontrano nella cucina di formica marrone di quest’ultima, la neve, la pioggia e il ricordo di una tragedia collettiva tra le più dolorose della nostra storia. Un film senza parole, accompagnato da una canzone che ci  ricorda cos’è stato il Vajont, a documentare il passaggio di testimone tra  una anziana, umile eroina e una ragazza di oggi che non vuole dimenticare. (Daniela Goldoni)

Elaboration of a Mother-Elaborare il lutto della madre morta è un lavoro duro per un bimbo e per suo padre. Un film che confida molto nelle immagini, senza dialoghi e musica, ma solo con i rumori della quotidianità affronta questo difficile passaggio. Con una soluzione che, se propone una  speranza per i protagonisti, non può che suscitare qualche perplessità in chi guarda. (Daniela Goldoni)

Ancora-Amore  nella casa con giardino, non senza piscina, piccola ma sufficiente. Sembra che lui, un contrabbassista non più giovanissimo, abbia molto da perdere, al contrario di lei, ben più giovane, che viene da lontano per raggiungerlo.  C’è di mezzo una moglie francese e un figlio bilingue.  La piscina permette qualche scena subacquea che nel bianconero risulta sostanziale, così come gli squarci sul giardino, le finestre quadrate e i muri bianchi.(Daniela Goldoni)

A casa mia- Rimpianti, vento, sole e salsedine nell’intenso corto “A casa mia” dove la povertà induce a scelte sofferte e laceranti mentre il territorio viene espropriato della propria storia ed unicità. (Rosa Santangelo)

AZU-Un hip-hop brasiliano ci introduce nelle favelas di San Paulo raccontandoci la realizzazione del sogno di un’artista decoratore di Azulejos nata dal fallimento del proprio progetto (ellenizzare un “bairro” della città). L’essenza del Brasile è mescolanza di colori, profumi, razze e mai potrà essere incorniciabile in una cartolina total white. Man mano che scorrono i minuti assistiamo alla realizzazione della magia provocata dalla bellezza con le fenomenali ricadute sociali.

La procedura: in 7 minuti coglie il paradosso in cui si è spinta la società ipermoderna dove l’uomo brancola sui social alla ricerca di una “realtà” che potrebbe essere colta nella sua interezza e senza impurità abbassando il display. Il virtuale viene innalzato a reale e la realtà ad esso deve adeguarsi “per procedura”. (Rosa Santangelo)

Giovanni Neve, fratello di Bianca, ufficialmente non esiste perché non compare nei social come titolare, ma solo di striscio, come comprimario nelle vite degli altri. Così pretende una guardia che lo ferma mentre va in macchina in mezzo alla campagna, al punto da non considerare  la sua carta d’identità un documento valido. Il paradosso della vita parallela dei social che si sovrappone la vita vera è affrontato con leggerezza e intelligenza, nel breve spazio di sette minuti di cui non si butta via niente. (Daniela Goldoni)

Moby DickUna donna esce da sola con il suo peschereccio, Moby Dick, nel mare notturno. E’ rara una donna/pescatore,  che comunica via radio con il figlio per ricevere e offrire sicurezza. Un’altra giovane donna attraversa il mare di notte, su un barcone di migranti. Si dà forza intonando in solitudine una nenia verso il cielo. Entrambe sono  in balia del mare, per scelta o per necessità. Entrambe al buio, più cupo per chi può contare solo su un miraggio di salvezza. (Daniela Goldoni)

Ape Story -E mutòr in Romagna è una religione, e i meccanici sono i suoi profeti. Preferiscono in genere le due ruote, su cui operano miracoli, resuscitano  rottami, risvegliano meccanismi dormienti, inventano modifiche stupefacenti. In questo corto vediamo di cosa è capace un meccanico di Pennabilli alle prese con un caso disperato, per di più con una ruota di troppo: l’Ape. (Daniela Goldoni)

I Was -Un film oscuro, nonostante la brillantezza delle immagini e la nettezza delle inquadrature. Due storie si sovrappongono, benché il protagonista sia la stessa persona. Un uomo arrogante e gelido ed il suo doppio, sfinito e perso nei fantasmi del suo inconscio. Un finale a sorpresa metterà in chiaro molti degli  angoli bui di questa storia. (Daniela Goldoni)

Fughi int i scapàin-Fuoco nelle scarpe, ovvero la Romagna da esportazione nella sua versione over 60. Siamo al bagno Corrado di Gatteo Mare dove, ogni mattina dalle 6.30 alle 8.00, un gruppo di persone più o meno anziane si trova per ballare il liscio. La luce dell’alba, le paste che arrivano al bar, i primi cappuccini,   i ragazzi da spiaggia che rastrellano la sabbia, i mosconisti che spingono i pattini in mare, il silenzio prezioso che precede lo scatenamento delle folle di bagnanti si fonde con l’attesa dei primi ballerini che si presentano in abiti “quasi” formali e che non vedono l’ora di  scendere in pista. Molti di loro raccontano le loro storie di donne e uomini che amano la vita e non intendono rinunciare, come se fossero per sempre proprio  sul più bello. (Daniela Goldoni)

LuiginoIn un tipico bar di campagna, regno dei pensionati ma anche tempio delle boccette, Luigino, classico drop out innocuo, passa le sue giornate. Tutti gli vogliono bene, il bar è la sua camera di sopravvivenza. E’ convinto di essere un carabiniere, infatti gira col giubbotto catarifrangente e la paletta per fermare il traffico.  Un evento imprevisto trasformerà un film, all’apparenza leggero, in un noir che lascia sconcertati.

 

 


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