submissions 2019, are open
16th Edition - Forlì / Italy
4/13 October 2019
  

2008-Audrey Hepburn

Mostre



“Con una faccia come la mia, non avrei mai pensato di ritrovarmi a fare film!”
Queste le parole dell’attrice - una tra le più eleganti del cinema di tutti i tempi -  della quale, quest’anno, ricorrono i quindici anni dalla scomparsa.  Non ebbe un’infanzia semplice: la madre era olandese, discendente da una famiglia di antica aristocrazia ed il padre, britannico, simpatizzante del nazismo, aveva abbandonato la famiglia in precarie condizioni. Cresciuta,  ritrovò l’uomo che versava in serie difficoltà e lo aiutò fino alla morte. Audrey frequentò il Conservatorio e studiò danza per molti anni, si sposò due volte, ebbe due figli e, dal punto di vista professionale, la sua vita fu piena di soddisfazioni; l’attrice alternò al cinema il teatro ed ottenne i più alti riconoscimenti per le sue interpretazioni: Oscar, Grammy, Golden Globe, Emmy. I tanti avvenimenti della sua vita, uniti insieme, le lasciarono in pegno una soffusa, malinconica, regale bellezza, unita ad una sottile, fanciullesca vena autoironica. I suoi occhi... Così grandi e vivi sono stati centro propulsore di una spensierata e al tempo stesso pacata vitalità, sia nella giovinezza sia negli anni ricchi di impegni a forte spessore umanitario della maturità.  Dagli anni ’80 del secolo scorso, la Hepburn cominciò a viaggiare in Africa per conto dell’UNICEF, allontanandosi così gradatamente, ma decisamente, dalle scene, a favore di una dedizione sempre più assidua verso le popolazioni disagiate, specialmente bambini, interessandosi soprattutto alla loro vaccinazione ed alfabetizzazione, tanto che volle tornare in Africa, già molto malata, a solo quattro mesi dalla morte. Ottenne alti riconoscimenti dall’allora Presidente degli Stati Uniti George Bush e, in sua memoria, i figli hanno fondato la “Audrey Hepburn Children’s Fund” per favorire la scolarizzazione nei paesi africani.
Da quanto detto si desume quanto sia stata ricca e varia la personalità della Hepburn, se ne potevano quindi cogliere tanti aspetti. A me è piaciuto sottolineare quelli più raffinati e, al tempo stesso, giocosi, focalizzando l’attenzione su alcuni dettagli. Da anni realizzo il ritratto a gessetto non solo su carta di cotone, ma direttamente su tavola senza preparazione, cosicché il colore e le mie dita, durante la lavorazione, affrontino direttamente la superficie apparentemente un po’ ostile, cercando invece di ottenerne effetti delicati e soffusi passaggi cromatici unitamente ad un impatto visivo.
Come nei dipinti di paesaggio ad olio, nel ritratto, dentro agli sguardi, ritrovo quegli stessi  luoghi di riflessione, passione o solitudine.L’interpretazione ultima di ogni opera - che ha per me un significato ben preciso, perché è stata creata in un momento determinato, specialmente se si tratta di un ritratto che intende caratterizzare una precisa personalità - è lasciata alla sensibilità individuale. Ogni figura che rappresento è comunque, nel mio immaginario, pellegrina in transito nell’esperienza terrena.
 


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