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16th Edition - Forlì / Italy
4/13 October 2019
  

2005-Greta Garbo

Mostre



Greta Gustafsson nata a Stoccolma nel 1905, impiegata nei grandi magazzini Pub di Stoccolma, attratta fin da piccola dal mondo dello spettacolo si iscrive all’accademia di arte drammatica nel 1922 e notata dal regista Stiller soprattutto per le sue notevoli doti fisiche inizia sotto la sua regia quel processo di trasformazione che ne avrebbe fatto la diva più eterea e misteriosa del tempo.
Greta era senza dubbio splendida, ma ciò che soprattutto affascinava in lei era la singolare ambiguità della sua bellezza, la vaga androginia dei suoi gesti e dei suoi movimenti.
Sintesi del suo concetto d’amore un brano del romanzo The green hat scritto da Michael Arlen da cui è stato tratto il film Destino(1928-29 ) che parlava di una Sodoma e Gomorra inglesi dei primi anni venti.
           “Sopra tutte le cose di questo mondo, amo l’amore che le persone provano le une per le altre, il vero, immenso, assoluto, divorante, adorante amore che a volte ho visto in una ragazza per un ragazzo, a volte ho visto in un ragazzo per un altro ragazzo, l’amore per il compagno di giochi. Non è di questo mondo, quell’amore tra compagni di gioco, è di un mondo più grande del nostro, un mondo migliore, un mondo di sogni che non sono illusioni ma i pilastri stessi di una vita migliore. Ma nel nostro mondo, tutti i sogni sono illusioni ….”
Un mese presentata come Giovanna d’Arco, il mese dopo come Lucrezia Borgia e quello dopo ancora come la regina Cristina di Svezia, o come Salomè. Ci furono anche i periodi di Mata Hari, della Signora delle Camelie e di Cleopatra: non c’é donna famosa della storia a cui non sia stata paragonata. Originale nella sua arte e dotata di quella magnetica che si chiama mistero,
solitaria e senza una famiglia sua, era stata attratta da ciò che Tolstoi  aveva detto alla moglie in
Anna Karenina, da cui era stato tratto il suo film muto Love (il film esordì all’Embassy Theater di New York il 29 novembre 1927 ): -Oh, lascia che mi spicci a finire il mio libro …. Perché un romanzo sia buono, bisogna amare l’idea centrale che esprime. In Anna Karenina io amo l’idea della famiglia …Con l’avvento del sonoro, in Anna Christie(1930) al fascino della sua figura aggiunse quello di una voce calda e profonda. Nel 1935 al Capitol Theater di New York trionfò nella versione sonora di Anna Karenina vincendo il premio per la migliore interpretazione femminile dell’anno. In questa interpretazione la sua dote di mistero alimentò la stoffa di cui sono fatte le leggende della perfezione femminile.
Seguì una Margherita Gauthier dotata di una intensa carica di realismo: il suo modo di ballare, di camminare, di muoversi, persino di tossire era in un certo senso un vezzo per assicurarsi la simpatia degli altri. Aveva dimostrato “che la fredda ragazza svedese“ era stata capace di recitare la parte della cortigiana francese meglio della Duse e persino di Sarah Bernhardt.
Karin, donna americana che amava giocare col sesso pur restando una moglie innamorata in “Non tradirmi con me” è stato il suo ultimo personaggio ed il suo ultimo film(1941), insuccesso di pubblico e critica, allo scoppio della seconda guerra mondiale.  La “divina creatura” capì che sia il tipo di film sia il tipo di personaggi elusivi ed enigmatici che aveva interpretato erano destinati a passare di moda per sempre. Ormai c’erano i film europei a mostrarci, attraverso la Bardot, la Loren e altre dive, un esotismo erotico completamente diverso dalla sua sessualità più romantica ma anche più insinuante e peccaminosa. Per la Garbo le donne sono disposte a rischiare tutto ciò che anno  per sperimentare lo slancio e l’esaltazione, il fervore e l’avidità dei momenti più intensamente romantici. “Vivere” quei momenti è ciò che conta per loro in una storia. Creatura schiva e silenziosa fu un’attrice caratterizzata dal negarsi fin dalle sue prime apparizioni. Nella vita restò esattamente com’era stata sullo schermo: “assorta, sublime, riservata”. E i suoi ultimi anni assomigliano alla parte finale di molti suoi film, caratterizzati come sono dalla nobile, dolorosa rinuncia. Il famoso ultimo fotogramma de La regina Cristina, in cui lei se ne sta tutta sola a prua della nave che la porta in esilio, è emblematico della sua carriera. Da qui il ritiro, consapevolmente programmato, nel crescente mistero. La Garbo si sottrasse al proprio inevitabile declino ma l’essenza non avrebbe mai conosciuto il decadimento, poco a poco venne messa in ombra, ma non si deteriorò mai. Creatura per metà immaginaria e per metà reale, aveva tutto il diritto di farne ciò che voleva, di proteggerla dalle insidie del tempo e di lasciare in sospeso tutta una generazione di maschi e di femmine catturata da quello sguardo magnetico che la sapeva lunga su tutto – sulla nostra diversità, la nostra differenza, il nostro amore per la trama e l’azione a discapito dell’attimo perfetto – e accettava, perdonava e capiva.
Danila Rosetti
                 

 


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